Blog: http://orfini.ilcannocchiale.it

Cosa deve fare (subito) il nuovo ministro

Ho affidato al Foglio di oggi qualche consiglio a Galan.
La cultura ha un nuovo ministro e qualche risorsa in più. Tutto risolto? Non è così. I motivi di allarme sono parecchi. La prima preoccupazione che dovrebbe avere il ministro è per gli effetti di una odiosa tassa sulla benzina utilizzata per coprire il reintegro delle risorse. Non c’è in quella decisione solo la dimostrazione che al tesoro teorizzano risparmi e promuovono sprechi. Per evitare l’ennesima tassa, sarebbe sufficiente cancellare il condono sulle quote latte . C’è qualcosa di più, tipico della weltanschauung di Tremonti: rompere la solidarietà tra mondo della cultura e opinione pubblica. Un atteggiamento che prima di tutto chi è chiamato a dirigere il ministero dovrebbe contrastare.
Ma le questioni non affrontate o mal gestite in questi anni sono molte; alcuni problemi sono ormai talmente urgenti da richiedere un intervento immediato. Temi che proprio su questo giornale avevamo posto a Bondi, ottenendo una risposta tanto promettente quanto priva di conseguenze. Con lo stesso spirito costruttivo e nella chiarezza delle diverse posizioni, riproviamo con Galan, cominciando come allora dalla drammatica precarietà degli operatori del settore, mezzo milione di persone prive di tutele. Certo, servono misure strutturali, quindi tempo e volontà, ma in alcuni casi i problemi possono essere risolti da atti semplici e a costo zero. Pochi esempi tra tutti: perché non ritoccare insieme il codice nei due articoli che riguardano i restauratori e i professionisti dei beni culturali, così da risolvere il tema del riconoscimento che si trascina, con responsabilità di tutti, da decenni? E perché non promuovere una correzione chirurgica della Gasparri per impedire la delocalizzazione delle produzioni, inserendo per le fiction la nazionalità italiana? E poi, perché non ridare impulso al percorso parlamentare di due importanti leggi bipartisan, quella sullo spettacolo dal vivo e quella sul welfare del settore, boicottate dal governo? Certo, in questo caso occorre una copertura, ma parliamo di cifre più che ragionevoli. Infine una questione più generale: in questi due anni al ministero si è introdotto l’utilizzo di meccanismi di gestione straordinaria, dalle ordinanze di protezione civile ai commissariamenti, dall’ uso improprio delle società pubbliche alle nomine di sempre nuove e più costose incompetenze. E’ in questa mutazione genetica del ministero che va inquadrata la vicenda di Pompei (e per questo suggerirei di non indulgere nel tema della crudeltà dell’opposizione, tanto efficace letterariamente quanto falso e auto assolutorio nel merito). Vogliamo andare avanti così?  Perché non imboccare una strada nuova, cominciando dal sospendere il contratto appena sottoscritto con Ales che rischia di trasformare quella società in un’agenzia interinale al servizio del ministero, umiliando competenze, non garantendo stabilità per i lavoratori e drogando il mercato?
Sono solo alcuni esempi del cumulo di problemi su cui siamo seduti. Su molto altro, forse su quasi tutto, col nuovo ministro discuteremo aspramente. Ma su questi temi che riguardano la vita concreta di tanti italiani, lo diciamo da mesi, si può e si deve trovare un compromesso.

Pubblicato il 25/3/2011 alle 11.2 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web