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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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19 ottobre 2007

Meritocrazia

Una delle cose che si sentono dire sempre più spesso di questi tempi (oggi è il turno di Nicola Rossi) è che nel nuovo partito democratico le scelte devono essere guidate dal principio della "meritocrazia". 
Giusto, direte voi.
Per carità, non è che sia sbagliato. Solo che a sviscerare la questione uscendo dagli slogan di moda, c'è da divertirsi per davvero.
E allora dato che sono un membro dell'assemblea costituente, mi stavo domandando come potessi dare il mio contributo in questa direzione.
Chessò, preparare un documento in cui propongo l'istituzione di una commissione di saggi preposta a vagliare il curriculum dei candidati a qualunque carica e ad esaminarli con un test scritto e uno orale. Si potrebbe anche pensare a un esame di riparazione per chi non ce la fa a superare una parte della prova. Naturalmente la commissione dovrebbe essere composta da personalità esterne al pd, così da evitare il rischio di valutazioni influenzate da logiche di appartenenza. Non so, potremmo addirittura scegliere come esaminatori degli stranieri provenienti da partiti amici.
Mentre mi stavo interrogando sulle modalità di assegnazione del punteggio (sessantesimi o centesimi?)  mi sono illuminato. Ed ho capito che non c'era tanto da sforzarsi con formule organizzative, perchè in realtà stavamo solo cambiando il nome alle cose. Quella che in questo caso chiamiamo meritocrazia altro non è che l'antico ed efficace principio della cooptazione: chi dirige sceglie quelli che gli paiono migliori.
Non è che io sia contrario, per carità. Però vorrei fosse chiaro che stiamo parlando della stessa cosa. Facciamo un esempio. Abbiamo eletto l'assemblea costituente con le primarie, affidandoci quindi al principio di rappresentanza: chi prende più voti passa. Se ci fossimo affidati alla meritocrazia (presunta) probabilmente sarebbero state elette altre persone: chessò, Andrea Carandini che è il più grande archeologo italiano ce l'avrebbe fatta e Adriano La Regina che non è il più grande archeologo italiano no.
Sarebbe stato meglio? Non lo so.
Però resto affezionato all'idea che in politica il merito lo decidono i cittadini, e che i cittadini si esprimono votando (come è avvenuto il 14 ottobre).




permalink | inviato da orfini il 19/10/2007 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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