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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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12 settembre 2007

...

Quando ormai 17 anni fa, all’età di sedici anni, mi iscrissi alla sezione Mazzini dell’allora pds, scoprii un mondo nuovo. La mia non era una famiglia avvezza alla vita di partito e la politica fino ad allora l’avevo fatta solo a scuola, al Mamiani.
Entrare in una sezione, e in quella sezione in particolare, voleva dire tante cose.
Innanzitutto scoprire una dimensione più intensa dell’impegno politico. Scoprire che la storia del proprio quartiere era intrecciata con quella di chi aveva passato le proprie giornate in quello scantinato senza finestre. E poi abituarsi al confronto continuo con una comunità di persone diverse per estrazione, per esperienza e per età.
Non è semplice a 16 anni accettare l’idea di doversi non solo confrontare, ma addirittura mettere d’accordo con gente della generazione dei propri padri o dei propri nonni.
Non fu facile nemmeno per me, e ricordo la fatica con cui uscivo dal rassicurante recinto della sinistra giovanile per partecipare alle riunioni del partito. Ricordo quanto alcune riflessioni, alcuni ragionamenti dei compagni “più grandi” mi apparissero assolutamente incomprensibili. A volte avevo la sensazione di parlare una lingua diversa. La persona con cui mi capitava più spesso di avvertire un senso di incomunicabilità era una donna anziana e piccolina, Maria Michetti. Nella sua vita era stata tante cose, partigiana, studiosa, amministratrice, femminista, leader storica della sinistra del nostro partito romano. Nei primi anni della mia militanza credo di non aver mai condiviso un suo intervento. Però quando parlava (e parlava quasi sempre) quello che diceva derivava sempre da una visione originale, da un modo autonomo di vedere le cose. Magari ti faceva incazzare, però ti obbligava a pensare a come rispondere, perché l’intervento standard con lei non lo potevi usare, era da buttare.
Quando, anni dopo, divenni segretario della sezione Mazzini mi ero già, come tutti, innamorato di lei. Eppure ebbi l’occasione di conoscerla meglio e di apprezzarla ancora di più. Avevo circa 200 iscritti, ed io ero il giovane scelto per fare il segretario più per mancanza di alternative e per una presunta affidabilità organizzativa che per altro. Non ero uno che parlava molto in assemblea e gli iscritti non mi conoscevano poi così bene. Naturalmente in molti iniziarono a chiamarmi per suggerirmi cosa fare e per dirmi la loro opinione su quanto accadeva. Anche Maria cominciò a chiamarmi spesso. Di solito lo faceva all’alba e naturalmente aveva già letto tutti i giornali. Devo dire per inciso che la cosa è stata tremendamente istruttiva: per uno come me che la mattina ci mette un’ora a cominciare a ragionare l’essere obbligati a svegliarsi di soprassalto e a sostenere una conversazione sulla politica ha rafforzato notevolmente la mia capacità di improvvisare.
La differenza tra Maria e gli altri però non era solo nell’ora in cui arrivava la telefonata, ma nel fatto che lei chiamava per sapere cosa pensavo io di quello che accadeva.
Certo, aveva le sue idee, le sue convinzioni, ma voleva sapere cosa pensava il suo giovane segretario di sezione. Lo faceva per un mix, raro in chi fa politica, di umiltà e di curiosità intellettuale. Ascoltava e in qualche modo teneva conto nei suoi ragionamenti successivi di quello che le dicevi.
Ecco, Maria è stata la prima persona che mi ha chiesto cosa ne pensavo io, la prima che in qualche modo mi ha fatto sentire un dirigente. Naturalmente era tantissime altre cose e nei prossimi giorni ognuno la ricorderà a modo suo. Fatto sta che quando oggi ho saputo che se ne è andata mi è subito venuto in mente il mio blog.
Perché in qualche modo anche la scelta di aprire questo blog fu “colpa” sua.
Quando nel 2003 fui candidato alle provinciali Maria era contentissima. Era la prima volta che in una sfida di collegio il partito decideva in quella zona di puntare sul suo segretario di sezione. Per lei era il segno di una vittoria collettiva, la dimostrazione che avevamo lavorato bene, un punto d’orgoglio. Mi prese da parte per suggerirmi di tenere un diario di quella campagna elettorale, una memoria che consentisse anche a loro di vivere quella esperienza.
Fu così che decisi di aprire un blog.
Mi è capitato di ripensare a tutte queste cose durante l’estate e di parlarne con ciccio. Pensavamo a come in quei luoghi spesso oscuri, fumosi, malmessi che sono le nostre sezioni c’è un patrimonio incredibile e spesso sconosciuto di esperienze, di storie, di lotte. Molti di noi in quei posti hanno imparato a stare insieme, a convivere, a trasformare le proprie idee in azioni di governo. Poi finisce che inevitabilmente ci passi meno tempo, perché hai cose “più importanti” da fare. E però quella dimensione finisce presto per mancarti, perché è quella in cui è più facile sentire davvero il senso di un’appartenenza collettiva, vivere l’idea della “democrazia che si organizza”.
Ed è forse proprio questo che rende meno doloroso piangere una persona straordinaria che non c’è più, la consapevolezza che quella esperienza individuale ha contribuito con tante altre a costruire una grande storia collettiva.




permalink | inviato da orfini il 12/9/2007 alle 1:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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