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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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13 luglio 2009

Un partito serio

La vicenda del presunto stupratore coordinatore di circolo del Pd mi ha fatto riflettere e mi ha fatto tornare in mente i miei primi tempi alla sezione Mazzini. Quando ci entrai a sedici anni, inesperto e un po’ impaurito, mi trovai subito in una comunità. C’era un po’ di tutto, il vecchietto rompipalle, la professoressa severa, il lavoratore del mercato, il giovane dirigente, il padre nobile.
C’era un partito.
E siccome era la sezione Mazzini, ti incuteva un certo timore. Quando entrai nel direttivo ci misi una vita prima di fare un intervento. Per non parlare delle assemblee: di vite ce ne misi due. Poi divenni segretario di sezione, a 24 anni. Lo sono stato per per un bel po’ e dopo di me eleggemmo un segretario di 23 anni. C’erano circa 250 iscritti, ognuno dei quali aveva una storia. Si parlava, si discuteva e nei momenti complicati ci si dava una mano. Quando si litigava per la politica, la sera poi si andava a cena insieme.
Oggi non è più così. Quando abbiamo scelto i direttivi dei circoli del Pd, lo abbiamo fatto con un meccanismo assurdo. Si è stabilito un giorno in cui chiunque poteva presentarsi in un circolo, ritirare un certificato di adesione (che non era un’iscrizione, perché eravamo ancora nella fase in cui le tessere non si dovevano fare) e, se altri 5 aderenti lo sostenevano, candidarsi al direttivo.
Faccio politica nel mio quartiere da 20 anni, lo conosco abbastanza bene, ma quel giorno è arrivata gente che io non avevo mai visto e che grazie al sostegno di persone che non avevo mai sentito è entrata nel direttivo.
E’ un bene? E’ un male? Dipende. E’ chiaro che il modello a cui ero abituato io costituiva un filtro: se volevi entrare in un direttivo dovevi fare una bella fatica e non era scontato che alla fine ci riuscissi. Nel loro piccolo, i dirigenti della sezione erano un apparato, e in quanto tale selezionavano. A volte potevano sbagliare, o essere influenzati dal loro punto di vista. Però quel meccanismo garantiva il mantenimento di quel senso di comunità di cui scrivevo all’inizio. E, pur con tutti i suoi limiti, anche un certo controllo sociale su chi veniva promosso a ruoli di direzione locale. Naturalmente questo non avrebbe consentito di scoprire la doppia vita di uno stupratore seriale. Si tratta di un fatto eccezionale e speriamo irripetibile. Ma il venir meno di quella funzione di selezione della classe dirigente che è uno dei doveri principali di un partito è proprio una delle ragioni più drammatiche della nostra crisi. Il problema non è che i circoli siano in mano alle correnti, come dice Ignazio Marino, ma che i nostri circoli sono stati messi nelle condizioni di non poter più svolgere quella funzione.
I due anni di destrutturazione dai quali veniamo, l’orgia ideologica delle primarie ovunque e comunque (ma mai quando servivano davvero, come per i parlamentari) ha prodotto una situazione grottesca, in cui persino Beppe Grillo può svegliarsi una mattina, a congresso praticamente già in corso, e provare a diventare segretario del Pd. Così, per vedere l'effetto che fa. Non so se sia giusto farlo partecipare alla competizione, ma non credo sia nemmeno questo il punto. Forse siamo in mezzo alla tempesta perfetta, tutto quello che poteva capitare di più assurdo e insensato sta capitando. Ma questo delirio a me pare offra anche una grande occasione, quella di invertire la rotta, una volta per tutte. Dunque non resta che rimboccarsi le maniche e vincere questo congresso, per costruire finalmente un partito. Un partito democratico, moderno, aperto, inclusivo e tutto quello che volete voi. Ma innanzi tutto un partito, che è una cosa seria.


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10 luglio 2009

Paradossi democratici

Non fosse che il danno prodotto è serio, ci sarebbe quasi da divertirsi nel vedere i tanti che un tempo si spellarono le mani per applaudire la tesi del partito leggero, affannarsi oggi a denunciare la difficoltà di trovare un segretario di sezione (ops! coordinatore di circolo, che è più trendy) che faccia loro la tessera.


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10 luglio 2009

Il rinnovamento (delle idee)

"Il gruppo dirigente che ha fondato questo partito ha creduto che liberalizzazioni e concorrenza potessero costituire un'indicazione politica e culturale insieme. Non è stata un'identità pensata, ma soggezione verso il consensus, assenza di autonomia, scarsa voglia di pensare in proprio (più il politicismo) che hanno preso il sopravvento. E' una sinistra che ha fatto un programma elettorale raccontato da lei stessa quasi con orgoglio come un copia e incolla da la voce.info"

Intervista ineccepibile (e libro) di Salvatore Biasco.


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5 luglio 2009

Sciocchezze congressuali

Dato che è da qualche giorno che i giornali sono pieni di veline in cui anonimi commentatori ci spiegano che Bersani è il candidato dell’apparato e quindi vincerà il congresso ma perderà le primarie, mi permetto sommessamente di osservare che:
- gli apparati in questione sono quelli eletti quando era segretario Veltroni, che non mi pare voti Bersani
- il coordinatore del pd a quell’epoca era Bettini, king maker e principale sponsor della candidatura Marino (immagino con somma gioia dei piombini)
- il responsabile organizzazione del pd a quell’epoca era Fioroni, sponsor principale di Franceschini

Quindi a occhio e croce mi sentirei di dire che la candidatura di Bersani parte assai più solida tra i nostri elettori che nel partito, come peraltro i sondaggi sembrano indicare (cfr. Corriere di oggi).
Detto questo, avendo la massima stima degli apparati che, per la cronaca, sono fatti di donne e uomini che dedicano parte del loro tempo libero a fare i dirigenti o i coordinatori di circolo e che non si meritano queste sciocchezze, se davvero la scelta di Bersani dovesse prevalere nel congresso non potrei che esserne orgoglioso.

p.s.
Conosco Ignazio Marino da qualche anno e lo considero una persona straordinaria. Come molti altri in questi giorni, anche io ho cercato di convincerlo a non candidarsi. L’ho fatto per tanti motivi: innanzitutto perché mi preoccupavo per lui; in secondo luogo perché temevo che la natura della contesa congressuale potesse obbligarlo a radicalizzare le sue posizioni o a sposare una certa retorica antipolitica assai di voga in questi giorni; infine perché temevo che la scelta di candidarsi avrebbe rischiato di relegare le sue sacrosante posizioni sui temi eticamente sensibili in una mozione comunque destinata ad essere minoritaria.
Ora che ha preso la sua decisione, non posso che augurargli tutto il bene. E devo riconoscere che la sua scelta ha reso più bello e appassionante questo congresso.



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1 luglio 2009

E via col congresso

A me i congressi piacciono, perchè vuoi o non vuoi finiscono per regalarti delle chicche indimenticabili. Per dire, può persino capitare che una rinomata paladina del rinnovamento che conquistò grande notorietà con un discorso in cui spiegava (giustamente) che il pd aveva fatto malissimo a sostituire alla presidenza della commissione salute del Senato il professor Ignazio Marino con Dorina Bianchi, oggi annunci (sempre in nome del rinnovamento), che al congresso starà con Fioroni e Dorina Bianchi e non col professor Marino.
Ed è solo l'inizio.

(comunque, se volete seguire nel dettaglio l'avviarsi di una vicenda che ci terrà compagnia fino a ottobre, oggi su red dalle 16 trovate lo speciale sul lingotto, poi la diretta della presentazione della candidatura di bersani e domani quella dell'iniziativa di veltroni e franceschini).


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