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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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Parole (consigli per voi)
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22 settembre 2008

Letture estive

La sua idea è sempre stata questa: il mondo si può dividere anche (ma lui ha sempre inteso soprattutto) tra chi balla e chi non balla. I primi sono gentucola, i secondi sono padroni delle cose. Chi non balla conserva lo sguardo d'insieme, la visione generale di quel che succede. Osserva tic e debolezze e valuta nei movimenti degli altri l'intima coerenza e in ciò rinviene l'attuale spirito del mondo. Chi non balla giudica, decide e trascina con sé gli inconsapevoli ballerini: loro balleranno per sempre, ma dove balleranno, come e perché - pensava Enzio - questo lo deciderà sempre chi non balla".

Marco Ferrante - Mai alle quattro e mezza


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permalink | inviato da orfini il 22/9/2008 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

3 marzo 2008

Non è un paese per vecchi

Non so il film, che ancora non ho visto, ma va detto che il libro è davvero bello.
E un po' stupisce che sia dello stesso autore di quest'altro.
Che era altrettanto bello, ma di una bellezza del tutto diversa (ma non meno malinconica).


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permalink | inviato da orfini il 3/3/2008 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

6 giugno 2007

Origini

"Prati era allora una distesa di cantieri e di fabbriche interrotte. In mezzo ad essi, qualche palazzo finito c'era, ma il progettato quartiere che aveva inghiottito i soldi ascolani del Mucciarelli era protagonista di quella che fu detta "la grande crisi edilizia", [... ] Sposatisi in Santa Maria in Traspontina a Borgo Pio, allora parrocchia di tutta la zona, Giacinto e Matilde furono, in Prati, primi affittuari d'un appartamento del palazzo di via Ulpiano d'angolo col Lungotevere. dalla casa piena di sole, tanto più grande e bella di quella in via delle Carrozze, al di là del Tevere e i suoi bianchi muraglioni nuovi nuovi, i Fieschi potevano vedere "tutta Roma"; di scorcio, Ponte Cavour in costruzione. Verso castello s'allargava l'immenso scavo col cantiere del gran palazzo destinato a che vi si amministrasse la giustizia del regno e che un giorno sarebbe stato detto Palazzaccio. C'era da stare tutto il giorno in finestra a guardare, ad ascoltare i suoni del lavoro e le voci degli operai, a seguire l'arrivo dei carri tirati dai "cavalloni di campagna" - così Giacinto li chiamava, lui che da tanto non vedeva il mare - i quali scendevano lentamente nello scavo: forza trattenuta delle zampe e dei grandi muscoli pettorali, dai freni delle ruote, da corde e gridi d'uomini. Altri carri risalivano a portar via cumuli di terriccio e di tufo, ché gli immani conci di travertino venivano posti su fondamenta che erano tuttavia il greto di un fiume".

Io non so chi sia Alessandra Lavagnino. Pare sia esperta di insetti vettori di malattia. Fatto sta che qualche anno fa ha scritto un libro straordinario sulla nascita di Prati. Si chiama Le bibliotecarie di Alessandria.
Oddio, forse lei non lo racconterebbe così. Direbbe che è la saga di alcune famiglie che incrociano la storia d'Italia dal 1870 alla fine della seconda guerra mondiale. Forse direbbe che Prati è solo un pezzo della storia, che poi c'è Alessandria d' Egitto e Palermo e tanti altri posti.
Però ho ragione io (e oltretutto è un gran libro).




permalink | inviato da il 6/6/2007 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

5 gennaio 2005

Parole (consigli per voi) - Parti in fretta e non tornare

"A Parigi, la gente camminava molto più in fretta che a Guilvinec, Joss l'aveva constatato da parecchio tempo. Ogni mattina, i pedoni filavano lungo l'avenue du Maine a una velocità di tre nodi. Quel lunedì Joss filava a poco meno di tre nodi e mezzo, nello sforzo di recuperare un ritardo di venti minuti. Per via dei fondi di caffè che si erano completamente rovesciati sul pavimento della cucina.
Non si era sorpreso. Aveva capito da tempo che le cose sono dotate di una vita segreta e perniciosa. Salvo forse alcuni accessori nautici che, a memoria di marinaio bretone, non l'avevano mai aggredito, il mondo delle cose era indubbiamente carico di un'energia tutta concentrata a rompere le palle all'uomo".


Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare (Einaudi)




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2 gennaio 2005

Parole (consigli per voi) - Il mambo degli orsi

"Il Grovetown Cafe non era un posto che si poteva scambiare per un ristorante francese. Era troppo riscaldato e le pareti erano decorate con uccelli e scoiattoli di ceramica malamente dipinti a mano; inoltre, dall'impianto stereo usciva quell'orribile musica hill-billy che ti capita di sentire ogni tanto ma che non riesci proprio a crederci. Non è nemmeno musica pop da stazione AM. Viene suonata soltanto nelle vecchie cittadine con vecchi juke-box che hanno il vetro ingrigito dal tocco di migliaia di mani unte. E' come l'heavy metal e il rap Chi mai può ascoltare quella roba di proposito?"

Il mambo degli orsi, di Joe R.Lansdale (Einaudi) 




permalink | inviato da il 2/1/2005 alle 20:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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