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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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18 gennaio 2004

Lo shopping

Ci sono momenti difficili nella vita di un uomo. Quello  in assoluto peggiore, se non altro per il suo ineluttabile ripetersi, è l'arrivo dei saldi.
Per un uomo è sempre un fulmine  a ciel sereno, non riesci a capire come e perché ma te li ritrovi di fronte.  E sai che prima o poi dovrai affrontarli.
Perché nella vita di un uomo c’è sempre una donna che vuole essere accompagnata a fare shopping. Da piccoli è la mamma che, non potendo più seviziare il papà finalmente emancipato, se la prende col povero bimbo e con la promessa di un insignificante dono gli infligge il lungo supplizio. Quando finalmente i rapporti di forza interni alla famiglia consentono di evitare la mamma, irrompono nella propria vita le fanciulle. E’ a quel punto che la cosa diventa devastante: non c’è niente da fare, nessuna difesa è possibile, lo DEVI fare. Ed è così che ti ritrovi ad arrancare mentre la vedi sgusciare agile tra la folla, frugare tra scaffali di cui tu non riusciresti nemmeno a distinguere il contenuto fino a tirarne fuori una roba apparentemente orrenda. La prova e tu capisci che è splendida e che su di lei è incantevole e glielo dici, ma sbagli, perché naturalmente c’è quell’insulso minuscolo particolare per cui no, davvero non va bene. E allora si esce e si entra in un altro negozio, bastano 30 secondi e lei dice che no, non c’è niente di bello in quel posto. Tu non capisci come sia possibile che dall’analisi frettolosa e superficiale di un semplice scaffale lei possa decidere che nei restanti tre piani di quel posto non troverà nulla, ma mentre te lo chiedi lei già non c’è più e allora devi rincorrerla nel negozio successivo. Che effettivamente è un posto un po’ strano con delle cose strane e ovviamente le cose strane la fanno impazzire. Tu la assecondi ma fai l’errore più grande e affronti il Grande Tema: i colori. Lei ne conosce a migliaia mentre per te ce ne sono si e no una decina, provi a dirglielo e ti becchi un sorriso benevolo che ti fa capire che lei ti ritiene completamente inadeguato  e quindi nemmeno si arrabbia, le fai solo un po’ pena. E poi si ricomincia ed è un continuo entrare e uscire da posti impossibili, e tutto finisce con lei che naturalmente non ha comprato nulla, ma ci tornerà sicuramente, perché forse quella cosa che proprio non la convinceva, rivista tra qualche giorno sembrerà più bella. E mentre lo dice tu comprendi l’ineluttabilità del tuo tragico destino: quel giorno sarai di nuovo a fianco a lei.




permalink | inviato da il 18/1/2004 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
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