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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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12 ottobre 2003

Cose (davvero) serie - questione di equilibri

Ci sono cose che fanno bene alla vita. Entri lì, in un giorno qualsiasi di una settimana qualunque. Calpesti guardingo quella strana superficie verde, prendi le misure, ti guardi intorno, cerchi di ambientarti. E poi si comincia. Subito tocchi con i tacchetti la caviglia di colui cui vivrai appiccicato per i successivi cinquanta minuti. Lo fai anche se non ci sarebbe bisogno, solo per avvertirlo che non sarà una passeggiata. Lui si appoggia, sgomita. Tu lo spingi via. Potresti anticiparlo, ma non vuoi. E' più bello farsi puntare, regalargli questo piccolo vantaggio. Ed uscire palla al piede, sentirlo imprecare dietro di te. E' tutto un rincorrersi, tra spallate, entrate al limite e palle spazzate lontano. L'arbitro a volte vede, altre no. Se fischia ti lamenti, sbraiti per intimidirlo. Magari la volta dopo accetti un fischio dubbio e lo applaudi, per fargli vedere che tu sei onesto. Così lo fregherai meglio all'azione successiva. E poi devi urlare di nuovo, sgridare i tuoi compagni che non scalano come dovrebbero, sono disordinati, non ti aiutano e ti lasciano solo. E' una questione di equilibri, di geometrie. Se uno solo sbaglia è il caos. Te la prendi soprattutto con quello lì che se ne sta davanti, insopportabile con i suoi piedi buoni, con i suoi dribbling ripetuti, le sue finte, la sua fantasia, i suoi goal. Senza di lui non vinceresti, lo sai.E un dubbio ti assale. Ci pensi un secondo e subito svanisce.Non c'è goal per quanto bello che possa regalare una gioia pari a quella che provi tu quando senti lo stinco dell'avversario sotto i tuoi tacchetti. E allora ti penti di quell'istante di debolezza, ringrazi il dio del calcetto per averti fatto difensore e ricominci a strillare.




permalink | inviato da il 12/10/2003 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
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