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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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27 settembre 2004

Il dibattito sui trentenni (2)

Le sorpresine, questo mi è venuto in mente rileggendo un bell'articolo di Guarins in cui si sosteneva che "una storia comune, condivisa dalla nostra generazione, non ce l'abbiamo". E che forse dovremmo provare a costruirla "la nostra identità e renderla quella comune".

C'è poco da fare, chi non se le ricorda le sorpresine? Tu compravi un pacco di merendine del Mulino Bianco e dentro ci trovavi una scatoletta (tipo quelle dei fiammiferi) con sopra il mulino e dentro la sorpresa.
Inutile dire che erano cose meravigliose da collezionare. Anche le merendine non erano male, io avevo una passione smodata per i tegolini: quando li buttavi nel latte, la placca di cioccolato si scioglieva solo un po' ed era in quel preciso istante che col cucchianino potevi spezzarli e mangiarli, raggiungendo le più alte vette del piacere.
Le sorpresine, si diceva.
Quelle scatolette sono state il centro della nostra formazione, con quelle abbiamo scoperto la politica ed il gusto della trattativa, gli accordi gli scambi e l'interdipendenza. Per loro abbiamo fatto e disfatto amicizie, risparmiato e poi dilapidato fortune. Qualcuno è anche andato oltre, abbandonandosi a scelte estreme. Ma per noi è sempre stato impossibile considerare quei compagni di scuola beccati a rubare nei supermarket altro da noi, sapevamo di essere parte della stessa storia.
Ad un certo punto il mio pediatra decise che avevo il fegato ingrossato: mi furono vietate merendine e di conseguenza sorpresine. Forse fu proprio questo a salvarmi. Tutto finì in un attimo. Non mi sarei più ripreso se poco dopo il Mulino Bianco non avesse deciso di passare ad altri strumenti di promozione abolendo le sorprese. La mia privazione individuale era divenuta d'incanto un pezzo di quella collettiva. Non so se sia stato quell'evento drammatico a farci diventare grandi. So però che fu in quel momento che io mi riconciliai con la mia generazione.




permalink | inviato da il 27/9/2004 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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