|
13 luglio 2009
Un partito serio
La vicenda del presunto stupratore coordinatore di circolo del Pd mi ha fatto riflettere e mi ha fatto tornare in mente i miei primi tempi alla sezione Mazzini. Quando ci entrai a sedici anni, inesperto e un po’ impaurito, mi trovai subito in una comunità. C’era un po’ di tutto, il vecchietto rompipalle, la professoressa severa, il lavoratore del mercato, il giovane dirigente, il padre nobile. C’era un partito. E siccome era la sezione Mazzini, ti incuteva un certo timore. Quando entrai nel direttivo ci misi una vita prima di fare un intervento. Per non parlare delle assemblee: di vite ce ne misi due. Poi divenni segretario di sezione, a 24 anni. Lo sono stato per per un bel po’ e dopo di me eleggemmo un segretario di 23 anni. C’erano circa 250 iscritti, ognuno dei quali aveva una storia. Si parlava, si discuteva e nei momenti complicati ci si dava una mano. Quando si litigava per la politica, la sera poi si andava a cena insieme. Oggi non è più così. Quando abbiamo scelto i direttivi dei circoli del Pd, lo abbiamo fatto con un meccanismo assurdo. Si è stabilito un giorno in cui chiunque poteva presentarsi in un circolo, ritirare un certificato di adesione (che non era un’iscrizione, perché eravamo ancora nella fase in cui le tessere non si dovevano fare) e, se altri 5 aderenti lo sostenevano, candidarsi al direttivo. Faccio politica nel mio quartiere da 20 anni, lo conosco abbastanza bene, ma quel giorno è arrivata gente che io non avevo mai visto e che grazie al sostegno di persone che non avevo mai sentito è entrata nel direttivo. E’ un bene? E’ un male? Dipende. E’ chiaro che il modello a cui ero abituato io costituiva un filtro: se volevi entrare in un direttivo dovevi fare una bella fatica e non era scontato che alla fine ci riuscissi. Nel loro piccolo, i dirigenti della sezione erano un apparato, e in quanto tale selezionavano. A volte potevano sbagliare, o essere influenzati dal loro punto di vista. Però quel meccanismo garantiva il mantenimento di quel senso di comunità di cui scrivevo all’inizio. E, pur con tutti i suoi limiti, anche un certo controllo sociale su chi veniva promosso a ruoli di direzione locale. Naturalmente questo non avrebbe consentito di scoprire la doppia vita di uno stupratore seriale. Si tratta di un fatto eccezionale e speriamo irripetibile. Ma il venir meno di quella funzione di selezione della classe dirigente che è uno dei doveri principali di un partito è proprio una delle ragioni più drammatiche della nostra crisi. Il problema non è che i circoli siano in mano alle correnti, come dice Ignazio Marino, ma che i nostri circoli sono stati messi nelle condizioni di non poter più svolgere quella funzione. I due anni di destrutturazione dai quali veniamo, l’orgia ideologica delle primarie ovunque e comunque (ma mai quando servivano davvero, come per i parlamentari) ha prodotto una situazione grottesca, in cui persino Beppe Grillo può svegliarsi una mattina, a congresso praticamente già in corso, e provare a diventare segretario del Pd. Così, per vedere l'effetto che fa. Non so se sia giusto farlo partecipare alla competizione, ma non credo sia nemmeno questo il punto. Forse siamo in mezzo alla tempesta perfetta, tutto quello che poteva capitare di più assurdo e insensato sta capitando. Ma questo delirio a me pare offra anche una grande occasione, quella di invertire la rotta, una volta per tutte. Dunque non resta che rimboccarsi le maniche e vincere questo congresso, per costruire finalmente un partito. Un partito democratico, moderno, aperto, inclusivo e tutto quello che volete voi. Ma innanzi tutto un partito, che è una cosa seria.
Partito democratico
congresso
| inviato da orfini il 13/7/2009 alle 15:13 | |
|