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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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25 marzo 2008

Revisionismi

C'è stato un periodo in cui ascoltavo della musica orribile: ero piccolo ed erano gli anni '80, insomma ero in qualche modo giustificato.
Ricordo come ogni tanto qualcuno tentasse senza grande successo di spiegarmi che poi c'era la musica, quella vera. Ma era un'impresa inevitabilmente destinata al fallimento.
Una che ogni tanto tentava, per dovere e per convinzione, era la mia mamma.
Tipo strano da un punto di vista musicale, una che riesce a rivendicare con orgoglio il fucile, le pinne e gli occhiali, ma che poi ha il vinile di Sticky fingers con la cerniera che si abbassa.
Ricordo lo sconcerto con cui mi guardava quando provavo a convincerla di quanto quei personaggi ridicoli che tutti ascoltavamo fossero degni di attenzione per motivi che non fossero di pura curiosità sociologica.
Ogni tanto, senza troppa convinzione, cercava di farmi sentire qualcosa lei.
Di solito le andava malissimo.
Ma non le è mai andata male come quando ha provato con Leonard Cohen.
Ora, anche voi dovete capirmi: erano gli anni 80, si sentivano le cose che si sentivano negli anni '80, ci si vestiva in quel modo assurdo e una se ne esce con Leonard Cohen.
Era inevitabile che venisse respinta con perdite.
Fatto sta che negli anni successivi, anche quando ormai ero passato a musica migliore e approfittavo della collezione di vinili dei miei genitori, nei confronti di Cohen mi era rimasta un'ostilità preconcetta che mi portava a sbuffare infastidito al solo sentirlo nominare.
Poi, un giorno, cercando un regalo per il compleanno della mamma, trovai in offerta la sua più celebre raccolta e gliela regalai.
Era il suo compleanno, il cibo, i festeggiamenti, sono occasioni in cui siamo tutti più buoni: insomma, mettemmo il cd e ascoltai con migliore predisposizione Leonard Cohen.
Siccome sono un vero professionsta della vita familiare, mantenni il punto ostentando noia e un pelo di insofferenza.
Lo feci solo perchè non potevo ammettere che, come (quasi) sempre, aveva avuto ragione la mia mamma; fatto sta che da allora mi innamorai di quelle canzoni tristi e malinconiche.
Qualche giorno fa, ascoltando la radio, ho scoperto che il 28 Luglio Cohen sarà in concerto a Roma. La prevendita iniziava oggi. E così, approfittando di una sveglia ad orari che mi ricordano la mia vita di un tempo, mi sono precipitato a prenotare due biglietti.


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permalink | inviato da orfini il 25/3/2008 alle 6:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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