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Avere un blog è una cosa stressante. Chi ne ha uno lo sa, chi non ce l'ha farebbe bene a tenersi alla larga da questo mondo.
Se ne dicono tante sui blog, e ognuno ha la sua teoria: se proprio ve ne devo scegliere una, tanto per farvi capire di che si tratta, proverei così. Ma una vale l'altra in realtà. Perchè l'unico vero motivo per cui siamo tutti qui a scrivere e leggere è che abbiamo tempo da perdere. Certo, non lo ammetteremo mai, anzi siamo in grado di investire ore a spiegarvi che no, non è
vero, questo è il futuro, il nuovo modo di fare informazione, opinione e cose così. Tutte sciocchezze, ovvio.
Comunque sia la cosa è abbastanza semplice: uno scrive, gli altri commentano (se vogliono). E' ovvio che un rapporto così ripetitivo finisce per logorarsi prima o poi, colpa della routine. Per questo mi fa pensare a un matrimonio, o qualcosa del genere. Quando ti prende la stanchezza, non è che ci puoi far molto.
Qualche ritocco grafico, un paio di cambi nelle rubriche, un'aggiustata ai link e tutto sembra nuovo.





 





 

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6 giugno 2007

Origini

"Prati era allora una distesa di cantieri e di fabbriche interrotte. In mezzo ad essi, qualche palazzo finito c'era, ma il progettato quartiere che aveva inghiottito i soldi ascolani del Mucciarelli era protagonista di quella che fu detta "la grande crisi edilizia", [... ] Sposatisi in Santa Maria in Traspontina a Borgo Pio, allora parrocchia di tutta la zona, Giacinto e Matilde furono, in Prati, primi affittuari d'un appartamento del palazzo di via Ulpiano d'angolo col Lungotevere. dalla casa piena di sole, tanto più grande e bella di quella in via delle Carrozze, al di là del Tevere e i suoi bianchi muraglioni nuovi nuovi, i Fieschi potevano vedere "tutta Roma"; di scorcio, Ponte Cavour in costruzione. Verso castello s'allargava l'immenso scavo col cantiere del gran palazzo destinato a che vi si amministrasse la giustizia del regno e che un giorno sarebbe stato detto Palazzaccio. C'era da stare tutto il giorno in finestra a guardare, ad ascoltare i suoni del lavoro e le voci degli operai, a seguire l'arrivo dei carri tirati dai "cavalloni di campagna" - così Giacinto li chiamava, lui che da tanto non vedeva il mare - i quali scendevano lentamente nello scavo: forza trattenuta delle zampe e dei grandi muscoli pettorali, dai freni delle ruote, da corde e gridi d'uomini. Altri carri risalivano a portar via cumuli di terriccio e di tufo, ché gli immani conci di travertino venivano posti su fondamenta che erano tuttavia il greto di un fiume".

Io non so chi sia Alessandra Lavagnino. Pare sia esperta di insetti vettori di malattia. Fatto sta che qualche anno fa ha scritto un libro straordinario sulla nascita di Prati. Si chiama Le bibliotecarie di Alessandria.
Oddio, forse lei non lo racconterebbe così. Direbbe che è la saga di alcune famiglie che incrociano la storia d'Italia dal 1870 alla fine della seconda guerra mondiale. Forse direbbe che Prati è solo un pezzo della storia, che poi c'è Alessandria d' Egitto e Palermo e tanti altri posti.
Però ho ragione io (e oltretutto è un gran libro).




permalink | inviato da il 6/6/2007 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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